Malattie infiammatorie croniche intestinali, fra esami e farmaci un costo eccessivo per le famiglie

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Malattie infiammatorie croniche intestinali, fra esami e farmaci un costo eccessivo per le famiglie

Il 19 maggio è la Giornata mondiale dedicata ai pazienti affetti da malattia di Crohn o da colite ulcerosa. Una ricerca ne stima i costi economici e sociali, in buona parte ancora a carico delle famiglie.

IN ITALIA circa 200.000 persone sono affette da malattia di Crohn o da colite ulcerosa che oltre a condizionare negativamente la quotidianità dei pazienti costituiscono un onere significativo in termini economici per i pazienti e per le famiglie. Patologie troppo spesso poco considerate che saranno protagoniste della giornata mondiale delle malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici) in programma venerdì 19 maggio.

La ricerca. Una ricerca condotta dall’associazione AMici Onlus – l’associazione che riunisce familiari e pazienti affetti da Mici – in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ha stimato per la prima volta il costo annuo a carico di un paziente affetto da Crohn o colite ulcerosa in circa 800 euro. Il costo sostenuto dalla previdenza sociale, in termini di assegni di malattia, si aggira invece intorno ai 2.200 euro.


L’indagine nasce dall’osservazione del fatto che le Mici, in quanto malattie croniche, condizionano l’intera vita dei pazienti dal momento della diagnosi e parte dalla constatazione che, oltre ai costi per le visite mediche specialistiche, i ricoveri, le ospedalizzazioni, gli interventi chirurgici e i farmaci, un consistente carico economico ricade sui pazienti ma anche sulla spesa sociale derivante dalle assenze dal lavoro e dalle perdite di produttività.


Lo studio è stato condotto su un campione di circa 3.000 pazienti affetti da MICI con un’età media di 43 anni di cui il 52% affetto da malattia di Crohn, il 44% da rettocolite ulcerosa e solo il 2% da colite indeterminata. Il 58,2% dei pazienti intervistati è attualmente occupato e di questi il 79,12% ha dichiarato di aver perso fino a 27 giornate lavorative all’anno a causa della propria condizione. Il 69,67% dei pazienti ha dichiarato di essere stata accompagnata da altre persone alle visite e agli esami e il 62,92% di questi caregivers ha dovuto assentarsi dal proprio posto di lavoro per 11 giorni all’anno.


Gli esami di laboratorio. Alla luce di questi dati è stato possibile concludere che ogni persona con Mici sostiene un costo medio annuo che ammonta a circa 785,16 euro. Il costo medio sostenuto invece dalla previdenza sociale ammonta a 2.249,67 euro.

Le maggiori voci di costo sono rappresentate dagli esami di laboratorio effettuati privatamente (con un costo medio di 121,84 euro), l’acquisto dei farmaci previsto e non previsto dal Dm 329/99 (con un costo medio di 112,47 euro e 108,61 rispettivamente) e la supplementazione nutrizionale (costo medio di 89.67 euro, considerato sul 94% del campione rispondente).


Le carenze. Ma il dato che stupisce è come la spesa sostenuta dai pazienti e dai loro famigliari aumenti in aree in cui il sistema di presa in carico offerto dall’Ssn presenta carenze di tipo strutturale e organizzativo. “Questo genera importanti implicazioni di policy e stimola riflessioni sugli attuali meccanismi di tenuta del sistema oltre che sulla necessità di omogeneizzare i livelli di assistenza sul territorio” riflette Matteo Ruggeri, economista dell’Università Cattolica e responsabile scientifico della ricerca.


Il dato più interessante è come la spesa sostenuta dai pazienti e dai loro famigliari aumenti in aree in cui il sistema di presa in carico offerto dall’Ssn presenta carenze di tipo strutturale e organizzativo. “Questo genera importanti implicazioni di policy e stimola riflessioni sugli attuali meccanismi di tenuta del sistema oltre che sulla necessità di omogeneizzare i livelli di assistenza sul territorio” conferma – conferma Matteo Ruggeri, economista dell’Università Cattolica e responsabile scientifico della ricerca.

La qualità di vita. Patologie complesse, spesso invalidanti, che impattano significativamente sulla qualità di vita di chi ne è affetto e che impongono un carico economico elevato, sia in termini di costi sanitari che di quelli sociali.

“I dati presentati non ci sorprendono; speriamo servano ad aprire nuove prospettive di confronto con le Istituzioni e i decisori nazionali su un tema che fino ad oggi è stato preso poco in considerazione” conclude Enrica Previtali, presidentessa di Amici Onlus.

[Fonte www.repubblica.it]